top of page

25 dischi per riassumere il 2021

  • Immagine del redattore: Kitsune
    Kitsune
  • 21 apr 2022
  • Tempo di lettura: 11 min

Aggiornamento: 9 dic 2024

Bentornati!

(Ritardo...? Pfffft...)


Avete letto il titolo... È identico a “25 dischi per riassumere il 2020”, ma aggiornato di 12 mesi. Le regole le conoscete e, se così non fosse, vi invito a leggete l’introduzione che trovate nel precedente articolo (è molto esaustiva e sarà il nostro punto di riferimento per tutti i futuri “25 dischi per riassumere il...” che usciranno da qui fino al Third Impact e̶ ̶a̶ ̶g̶i̶u̶d̶i̶c̶a̶r̶e̶ ̶d̶a̶g̶l̶i̶ e̶v̶e̶n̶t̶i̶ ̶r̶e̶c̶e̶n̶t̶i̶ ̶d̶i̶r̶e̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶n̶o̶n̶ ̶è̶ p̶o̶i̶ ̶c̶o̶s̶ì̶ ̶l̶o̶n̶t̶a̶n̶o̶).


Nel dubbio comunque, uno stringatissimo incipit per ribadire - anche qualora foste già passati di là, ma proprio non vi fosse chiaro ciò che andrete a leggere – come si svolgerà il tutto: si tratta di 25 album usciti nel corso del 2021 che ho ascoltato, che mi sono piaciuti e che ho selezionato appositamente per l’articolo. Sia per consigliarvi nuova musica interessante (qualora non la conosceste), sia per ripercorrere un po’ di quella già ascoltata (qualora la conosceste). Di ogni disco darò un breve parere/giudizio, poche righe per ciascuno; sia perché sono tanti, sia perché non voglio tediarvi inutilmente. Non vi sarà alcuna graduatoria o distinzione tra di essi: non è una classifica e tutti i dischi si trovano sullo stesso piano... Tuttavia, saranno suddivisi in 3 categorie:

  • STELLARE = aspettative ripagate in pieno; dischi ottimi, molto riusciti, e/o che si attestano in una buona posizione all’interno del catalogo dell’artista/gruppo.

  • SORPRESA = come da titolo, tanta qualità inaspettata, sia che si tratti di un artista/gruppo a me già noto; sia che si tratti di una novità a tutti gli effetti.

  • ESSENZIALE = dischi che non ritengo necessariamente i 5 migliori dell’anno, ma sicuramente quelli che – secondo me – meriterebbero un posto in (quasi) ogni collezione.


Il resto già lo conoscete. Altre considerazioni le trovate sempre nell’edizione precedente dell’articolo; nel paragrafo finale. Le carte in tavola non sono cambiate. Per cui, direi che possiamo partire! E a chi gli oneri di aprire, se non...


Sweet Trip – A Tiny House, In Secret Speeches, Polar Equals



Forse la band “internautica” per antonomasia, tornano gli Sweet Trip ad oltre 12 anni di fermo creativo. Con questa quarta (e ahimé, ultima...*) prova discografica, il duo pittura un dipinto dalle tinte soffuse; non lontano dal sound abituale, ma sempre vivido e colorato. Dai pads sfavillanti e glitchosi, alle soavi ballate dream pop; A Tiny House ecc. è un disco carico di dolcezza e un sentito omaggio ai numerosissimi fan (sia neofiti, che ventennali) degli Sweet Trip, rimasti fedeli per tutto questo tempo.

(STELLARE)


(*IMPORTANTE: forse conoscete già i raccapriccianti dettagli e le cause dietro il secondo – e a questo punto definitivo – scioglimento del duo. Se così non fosse, questo video riassume tutto esaustivamente... e ritengo opportuno – per non dire obbligatorio - che lo vediate, se apprezzate la musica degli Sweet Trip. Ci tengo che, prima di ascoltarlo, anche voi siate informati a dovere, e possiate trarre le vostre personali conclusioni. Si sappia anche che ho riflettuto a lungo sull'eventualità di rimuovere questo disco dall’articolo, ma alla fine ho optato per il mantenimento: sia perché ho scritto il paragrafo ben prima che tutto ciò venisse trapelato; sia perché, quando l’ho ascoltato mesi fa, l’ho gradito particolarmente. Vi ringrazio e vi chiedo scusa per l'interruzione.)


The Neal Morse Band – Innocence & Danger



Riunito l’apprezzatissimo supergruppo, Neal Morse porta in tavola il suo consolidato stile, impreziosito qua e là da qualche scelta di songwriting più audace e tanta ispirazione. Un doppio disco di prog rock dinamico, sincopato e ben costruito; fresco, ma allo stesso tempo perfetto per gli appassionati della controparte settantiana del genere. Un lavoro estremamente scorrevole nella sua complessità, che racchiude tutto il meglio di Morse & soci come musicisti; oltre che un ottimo punto di mediazione tra comfort-zone e creatività leggermente fuori dagli schemi.

(STELLARE)


Gruff Rhys – Seeking New Gods



Sfruttando la lontananza dalla sua leggendaria band (i Super Furry Animals), Gruff Rhys non si culla sugli allori e scrive un nuovo concept-album solista: Seeking New Gods è un viaggio onirico e nostalgico, il cui sentiero è costellato da un infinito crescendo di sentimenti ed emozioni. Noise pop, folk, ma anche ballate midtempo; il santone della psichedelia gallese sfodera tutta la sua istrionica versatilità in un disco del quale difficilmente vorrete fare a meno.

(STELLARE)


King Gizzard & The Lizard Wizard – L.W.; Butterfly 3000



In un mondo in cui di certezza non ve n’è l’ombra, forse-forse una mezza ce n’è: i King Gizzard coi loro 100 dischi annuali. In piena forma, la band australiana dà alle stampe un dittico screziato: L.W. (seguito del meraviglioso K.G.), e di lì a poco Butterfly 3000 a chiudere il cerchio. Se il primo riprende in parte il garage rock lisergico e microtonale già incontrato col prequel, il secondo si distacca dalle formule più rockeggianti in favore di puro synth pop psichedelico e stravagante; naturalmente ritoccato come solo i KG&TLW sanno fare. Due ottime prove da non lasciarsi sfuggire...

(STELLARE)



Failure – Wild Type Droid



Terzo album di reunion dei Failure; stesso, straordinario perfezionismo che da sempre li contraddistingue: Wild Type Droid è ben più conciso dei due predecessori, ma della stessa indiscutibile qualità. Contemplativo, simmetrico e melodico, il nucleo space rock alla base del disco è abbellito da scaglie di post punk, post rock e neopsichedelia eterea. Un sinuoso saliscendi tra pianeti perduti, impeccabilmente trasposto in un'opera da manuale.

(STELLARE)


Carnation - Turntable Overture



Conosciuti come “gli XTC giapponesi”, i Carnation sono tra le band più longeve e prolifiche del Sol Levante. Quasi 40 anni ininterrotti di carriera, ma nessun accenno di cedimento artistico: Turntable Overture, 16esimo disco del duo, è un ricamato gioiello di art pop/soft rock, i cui brani oscillano tra un’infinità di stili e mood differenti senza mai eccedere. La classe di musicisti adulti, ma ancora in piena forma, cesellata tra le note di un disco dall’aria un po’ vintage, ma saldamente ancorato al presente.

(STELLARE)



Tusmørke – Nordisk Krim



Passato quasi totalmente in sordina, quello dei Tusmørke è un album che merita molta più attenzione di quanta non ne abbia ricevuta: cercate un’opera che riunisca anni di colonne sonore horror, ad energico folk rock? Allora Nordisk Krim è ciò che fa al caso vostro. Questa peculiare contrapposizione è definita, da un lato, da scontri strumentali e fiati Jethro Tulliani; dall’altro da jam psichedeliche, vocals contorte e armonie tetre e/o dissonanti. Un doppio disco non esattamente immediato alle prime, ma che regala enormi soddisfazioni di ascolto in ascolto.

(STELLARE)

Frost* - Day and Age



Riducendo le digressioni più arzigogolate e favorendo una formula di rock elettronico più inquadrata che in passato, i Frost* non perdono comunque occasione per intensificare il denso sound che li ha contraddistinti sin da Milliontown. Dalle lyrics intrinsecamente pessimiste, agli intrecci chitarristici new-wave, fino ai tessuti di ambient eterea e i break di dance psichedelica; Day and Age sfoggia tante scelte di songwriting singolari e persino audaci, senza snaturare l’inconfondibile stile del supergruppo britannico.

(STELLARE)


Motorpsycho – Kingdom of Oblivion



Trovatemi una band che vizia i propri fan più dei Motorpsycho. Kingdom of Oblivion, anche se per molti potrebbe apparire soltanto come il “...esimo” album della band norvegese, per me è uno strepitoso riassunto dell’ultimo decennio di carriera del gruppo. Sebbene il disco verta maggiormente verso il lato stoner/prog/post rock del trio, le composizioni sono tutte imprevedibili, frenetiche e consistenti. C’è tanta di quella (buona) carne sulla brace da accontentare ogni palato.

(STELLARE)


Kadavar, Elder – Eldovar, A Story of Darkness & Light



Già reduci da due ottime prove discografiche nel 2020, i Kadavar e gli Elder non battono in ritirata, ma addirittura uniscono le forze. Se il binomio è convincente già solo su carta, ciò che è ancor più convincente sono i frutti derivanti dalla collaborazione: Eldovar è un concept album pregiato, nel quale 7 stupefacenti brani si incastonano gli uni con gli altri in una lunga suite surreale, il cui sfondo è dipinto da pennellate di space rock e retro heavy-psych. Un diamante grezzo, forgiato con estrema precisione e cura al dettaglio.

(STELLARE)



Al Doum & the Faryds – Freaky People



A volte una copertina spettacolare è quanto basta per incuriosire. Se a questo aggiungiamo l'italica provenienza, l'interesse si infittisce notevolmente: Freaky People, della semi-orchestra milanese Al Doum & the Faryds, è un ricettacolo di incontenibile follia ed estro creativo. La semplice idea di jam band alla base del disco è un mero pretesto per abbracciare le trovate più impensabili; dalla world music, al jazz di matrice più etnica ed esotica, fino alla neo-psichedelia tribale. Un'autentica (ed apprezzatissima!) rivelazione all'interno del panorama musicale italiano.

(SORPRESA)



Shamblemaths - Shamblemaths II



Se l’apocalisse fosse musica, sarebbe indubbiamente Shambemaths II. L’omonimo duo norvegese torna sulle scene con un lavoro post-esordio titanico, la cui forza risiede tutta nella potenza di arrangiamenti tetri e reboanti. Orientato tra le zone più scure di prog rock e avant-jazz Crimsoniano, ma senza mai ricalcare stilemi ben precisi, l’album è un vero e proprio terremoto sonoro. Spettrale sotto ogni punto di vista; maneggiare con cautela se ciò che cercate è un disco dolce e spensierato...

(SORPRESA)



Yu Arauchi – Sisei



Noto al pubblico giapponese come il tastierista degli apprezzatissimi Cero, Yu Arauchi firma un’opera prima lontano dalla formazione abituale. Con una manciata di poche, ma originalissime idee, Sisei è un disco di estrema raffinatezza nel quale trip hop, elettronica downtempo e tradizioni jazz – strumentali e canore – convergono in spontanea naturalezza. Ipnotico, elegante e ricercato; Arauchi dà prova di tutto il suo spiccato talento anche senza l’apporto di penna dei suoi bandmate.

(SORPRESA)



millennium parade – THE MILLENNIUM PARADE



10 individui di cittadinanza giapponese, provenienti da scene musicali agli antipodi, si riuniscono per dar vita a musica estrosa e splendidi videoclip d’animazione. Quella che suona come una premessa “già sentita”, dà invece vita a THE MILLENNIUM PARADE; un disco originalissimo, le cui varie influenze (principalmente hip-hop, indie rock e R&B) altro non sono che un veicolo di contenimento per tutta un’infinità di suoni ben più sfrenati ed esplosivi. Un progetto audiovisivo spettacolare e un album fuori di testa; senza dubbio tra gli esordi più intriganti del 2021.

(SORPRESA)



The World is a Beautiful Place & I am No Longer Afraid to Die - Illusory Walls



Band americana dall'irreprensibile potenza emotiva, i The World is a Beautiful Place (ecc.) danno alle stampe un album sbalorditivo, che riunisce la veemenza dell'era d'oro dell'emo, alla grandiosità del rock gotico, sfiorando di rimbalzo perfino il punk melodico, il post rock, il noise e tanto altro ancora. In Illusory Walls, malinconia e speranza coesistono in armonia, effuse tra atmosfere talvolta più taglienti e incalzanti, talvolta più placate. Un disco intensissimo, sfaccettato e commovente, nel quale ciascuno dei musicisti coinvolti dà il meglio di sé.

(SORPRESA)



Thrice – Horizons / East



Pur vantando lo status di leggende del post hardcore, i Thrice non campano di rendita e giungono alla decima fatica in studio più in forma che mai: Horizons / East non soltanto è una riprova della maturità musicale acquisita dal quartetto finora, ma è tutto ciò che di meglio si possa comporre in appena tre quarti d’ora di durata. Le radici alt. rock degli esordi sono sapientemente rielaborate e rifinite, in un lavoro che fa della ricercatezza il suo punto di forza. Un disco infuocato che sbalordirà tutti gli estimatori – neofiti e non – della band.

(SORPRESA)


Cast – Vigesimus



I Cast sono l’epitome del prog rock sconosciuto ma inarrestabile. La band messicana milita all’interno del genere da qualcosa come 40 anni, ma in pochi ne conoscono le gesta. Vigesimus è il loro ventesimo(!) album in studio, ed è sicuramente l’occasione giusta per rimediare. Vocals suggestive, anguste sezioni strumentali, lunghi assoli di chitarra ed un elettrizzante violino Paganiniano danno vita a ciò che si potrebbe definire una personalissima rielaborazione del prog sinfonico, senza snaturarne le fondamenta. Una rock opera pregiata, travolgente e variopinta.

(SORPRESA)



TEKE::TEKE – Shirushi



Surf rock + acid rock + jazz + musica da film western + musica tradizionale giapponese (principalmente enka). Sembra una barzelletta? Non lo è: Shirushi dei Teke::Teke è esattamente questo, col valore aggiunto delle vocals taglienti e passionali di Maya Kuroki. Un disco d'esordio esplosivo; pungente come una rosa, ammaliante come la primavera, impetuoso come il mare in tempesta. La colonna sonora immaginaria perfetta per un ipotetico terzo capitolo di Kill Bill...

(SORPRESA)


Squid – Bright Green Field



Tra i dischi più discussi di tutto il 2021, quello degli Squid è un debutto geniale e consapevole: con Bright Green Field, la band britannica si premura di accontentare tutti gli amanti sfegatati della sregolata no-wave e della new-wave più spigolosa, ma anche tutti gli apprezzatori della musica moderna; in particolar modo indie rock e art/post punk. Un concentrato di trovate sperimentali ed eclettiche; Bright Green Field è un disco mozzafiato, che lascia prospettare una carriera tutta in salita per questi 5 baldi giovani.

(SORPRESA)


Kosmodome – Kosmodome



So che il titolo dell’articolo non è “25 dischi D’ESORDIO per riassumere il 2021”, ma c'è poco da fare. Come avrete intuito, sì; anche l’omonimo full-lenght dei Kosmodome è una prima prova (senza contare un EP), ma talmente è la fantasia e l’abilità degli strumentisti coinvolti, che risulta difficilmente credibile. Se non avete mai ascoltato nulla come “desert/stoner rock che rincorre dub, a suon di riff sferzanti e melodie travolgenti” allora questa è la vostra occasione per rimediare. Fan di Hawkwind, Motorpsycho e QotSA (quindi sì, me compreso!) salteranno di gioia... garantito.

(SORPRESA)



Tricot – Jodeki



Come se due dischi incisi nel corso del 2020 non fossero già abbastanza, le Tricot non si tirano indietro: la band torna alla ribalta con ciò che gli riesce meglio, ma senza rinunciare ad una buona dose di fantasia extra. Con Jodeki, le influenze musicali del quartetto si espandono; spaziando tra punk, psichedelia, jazz e varie forme di rock che si sposano in armonia e rendono l’album estremamente variegato, ma mai frammentario. Esplosioni di suono, riff bizzarri, ma anche tanta dolcezza: Jodeki è, senza ombra di dubbio, la prova più completa del gruppo fino ad ora.

(ESSENZIALE)


Mastodon – Hushed and Grim



Hushed and Grim è un doppio album mozzafiato, in cui il quartetto di Atlanta non soltanto dà riprova delle proprie capacità disumane, ma firma 15 dei migliori brani mai scritti prima. Cupo, introspettivo, crepuscolare; da un lato violentissimo, dall’altro desolante come un lungo addio. I Mastodon non badano a spese per quest’ottava prova discografica, sfoggiando una maturità musicale alla quale una qualsiasi altra band metal contemporanea potrebbe ambire soltanto nei migliori sogni...

(ESSENZIALE)


St. Vincent – Daddy’s Home



Senza tanti giri di parole, potremmo definire St. Vincent un’irrefrenabile fucina di idee musicali sempre fresche e strabilianti. Non a caso, anche stavolta la regina dell’art pop moderno non si smentisce: Daddy’s Home è un un magnifico tributo alla parte meno convenzionale della musica anni ‘70 (psichedelia, prog, funk, alt. soul, glam Bowiano), modernizzata e accorpata al già imponente bagaglio di influenze dell’artista. Eclettico, sensuale, ma anche divertente; un disco imperdibile.

(ESSENZIALE)


Mediabanda – Maquinarias



I Mediabanda altro non sono che una band cilena che riunisce giganti della musica jazz/fusion sud-americana, assieme a giovinastri da poco all’interno della scena. I risultati li possiamo ascoltare meglio che mai proprio in Maquinarias: un folle melting-pot di rock latino, funk, avant-garde, free jazz... persino post punk. Tra jam mutaforma, articolati tempi dispari e stravaganti vocals femminili; il disco non cala mai di ritmo e non perde colpi. Originalità, tenacia e sperimentalità congiunte in un album che fa della confusione un principio esistenziale.

(ESSENZIALE)



betcover!! - Jikan



Nuove promesse della musica nipponica, i betcover!! tornano con un disco fuori di testa: Jikan è eclettismo nell'accezione più pura del termine; dieci brani inverosimilmente complessi e stravaganti, ma sempre orecchiabili e raffinati. L'attenzione rivolta alla fluidità d'arrangiamento è sconfinata, e la perfezione che contraddistingue ogni composizione rasenta lo stacanovismo. Art-punk? Rock? Funk? Pop? Difficile a dirsi, ma poco importa: con un disco di questo calibro, ogni dettaglio risulta superfluo. Un'opera ineccepibile.

(ESSENZIALE)


Bang! Grazie per essere arrivati fin qui! Proprio come lo scorso anno, ecco a voi la playlist spotify con tutti i dischi dell'articolo (e altri dei miei preferiti, che per questioni di numero o altro non ho inserito nell'articolo).


Ah, e dimenticavo: sempre come lo scorso anno, un bellissimo EP uscito nel 2021. Alla prossima!



Commenti


©2020 di Remedy Lain. Creato con Wix.com

bottom of page