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Lain allo Specchio: una interpretazione alternativa a S.E.L.

  • Immagine del redattore: Yasu
    Yasu
  • 19 apr 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Questo articolo è pesantemente infarcito di spoiler sia sull’anime Serial Experiments Lain che il suo relativo videogioco per Playstation 1 del 1998 (se desiderate recuperarlo andate qui).

Dopo la dovuta premessa, confessiamoci una cosa: molti di noi non sanno che significato abbia l’anime e alcuni di noi, compreso il sottoscritto, hanno elaborato teorie abbastanza strampalate per giustificare le ore spese davanti al monitor nel tentativo di cercare una spiegazione alla serie e carpirne ogni dettaglio. La prima volta che mi approcciai a Serial Experiments Lain non capii per nulla la storia; solo poi, mosso dalla curiosità nell’approfondire Yoshitoshi ABe e le sue opere, vidi Haibane Renmei che mi ha cambiato la vita (a volte succede con i libri, può anche capitare con videogiochi di un certo spessore… ma perché no, anche con gli anime possiamo maturare). Proprio con Haibane intuii che Lain andava rivisto in tutt’altra ottica: noi esseri umani, nei confronti dell’arte surrealista, cerchiamo immediatamente di analizzare il paesaggio assurdo dell’artista, castrandolo nei nostri schemi di normalità piuttosto che addentrarci nel tentativo di comprensione dell’opera partendo semplicemente dall’uomo.

Perché in Haibane ci immedesimiamo subito nel dramma di Rakka e Reki mentre ignoriamo l’esistenza di Lain e preferiamo piuttosto perderci in chiacchiere su quanto il Wired assomigli al nostro Internet? La prima opera è al pari di un racconto mitico in un mondo vicino al nostro (ignorando che stiamo parlando di ragazze anime alate), la seconda opera invece ha come ambientazione un mondo surreale. Eppure, ABe ha scritto Lain nello stesso modo in cui ha scritto Haibane e NieA_7: perfezionando sì l’ambientazione fantascientifica, ma rendendo unico punto focale della narrazione la storia della protagonista e del suo personale dramma nel mondo.

Il gioco - guarda caso progetto sviluppato nello stesso anno della produzione dell’anime - racconta una storia nettamente diversa, con una Lain agli antipodi rispetto a quella che conosciamo. Ciononostante, reputo che giocarlo sia un’occasione per acquisire una nuova chiave di lettura sull’anime: già dall’inizio, infatti, siamo immersi nel mondo informatico di Lain (precisando: giochiamo in un particolare navi con un Sistema Operativo chiamato “Life Instinct Function”, un nome che sembra il colmo per un’entità incorporea eppure è un aldilà personale che Lain stessa ha scelto), ma tutta la tecnologia rappresenta solamente il contenitore della protagonista ormai trascesa e dei suoi ricordi equivalenti a semplici file. Non possiamo assolutamente soffermarci solo sul mondo informatico attorno, perché abbiamo di fronte sempre e solo Lain e per avanzare nel gioco dovremo sì aggiornare il sistema ma, soprattutto, prendere visione di tutte le informazioni possibili per comprendere la vita di questa persona che ha terminato la propria esistenza suicidandosi.

Partendo proprio dall’alter ego - da una versione opposta degli eventi accaduti nell’anime - possiamo decostruire tutto il mondo attorno a Lain (non a caso si dimostra artificiale in ogni racconto che vediamo) per arrivare “all’essenza”(ovvero la sua vita) che, contrariamente a quanto si possa pensare, è piena di incertezze e ciò che la spinge è unicamente la sua determinazione.

Un altro indizio sulla vanità degli elementi attorno al vissuto della protagonista è il parallelismo tra i due universi: sono storie che si svolgono e terminano in luoghi simili (ad esempio il ponte che definisce la fine; nel gioco Lain si suicida sul ponte mentre nell’anime Lain appare per incontrare la ormai adulta Arisu) ma cambiano le persone attorno a lei (nell’anime la presenza di un gruppo di amiche fisse mentre nel gioco quello di compagni di scuola e la psicologa). Le due storie quindi riguardano la stessa vita, lo stesso universo, gli stessi obiettivi in quel mondo, ma sono differenti gli atteggiamenti delle due Lain e il loro modo di relazionarsi con le persone.

La mia personale interpretazione per Serial Experiments Lain è il racconto di una favola che narra la storia di una ragazzina che si trova nel Paese delle Meraviglie: incontra fenomeni ed entità fino a quel momento a lei estranee; apprende una logica sconosciuta al mondo comune; scopre la sua natura non-umana; vede la sofferenza nelle persone attorno a lei e, con il suo sacrificio mosso da un atto di puro amore, abbandona il mondo e la sua estensione. Il suo aldilà personale sarà la visione del padre, unica persona che è stata al suo fianco e le ha dimostrato affetto. La nostra eroina si chiama per caso Alice? No, noi siamo partecipi alla vita di Lain mentre Alice, chiamata con il suo equivalente “Arisu”, è colei che appena fa esperienza del surreale trova orrore e disordine, un po’ come noi spettatori che rimaniamo sorpresi della citazione ad Akira di Eiri.

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