top of page

Le oniriche realtà dell'inconscio

  • Immagine del redattore: Kitsune
    Kitsune
  • 29 apr 2021
  • Tempo di lettura: 4 min

(Seguiranno vaghi ed insignificanti spoiler sulla filmografia di Satoshi Kon)



L’animazione, da che mondo è mondo, è sempre stata in grado di unire i più grandi e i più piccoli e di accontentare tutti i palati. In particolar modo quella occidentale: non è un caso che classici Pixar e Disney siano universalmente ricordati con tanto affetto e nostalgia, anche dopo interi ventenni. Ciononostante, sono parecchi anche i prodotti oltreoceano di grande rilievo all’estero; in primis quelli giapponesi. C’è da aggiungere, tuttavia, che a differenza di molti prodotti inglesi o americani, sono solo una manciata i nomi di studi o autori orientali che ci ritroviamo a conoscere intermundia.

Tra questi spiccano Hayao Miyazaki col suo magico Studio Ghibli, o Monkey Punch (venuto a mancare nel 2019) con il ladro più amato di tutti i tempi; Lupin III. Eccetto loro, tuttavia, pochi altri sono riusciti a solcare gli oceani e ad affermarsi nell'immaginario culturale e artistico occidentale.

Eppure, c’è un nome che echeggia tra le bocche dei vari appassionati e che, seppur quasi in sordina, ci ha fatto dono di opere dello stesso valore e della stessa grandezza dei due precedenti, nonché di tanti altri registi mondiali: Satoshi Kon.


Prematuramente scomparso nel 2010 a causa di un tumore, Kon ci ha lasciato un'eredità di lavori tuttora ricordati come capolavori del cinema d'autore: dal cupo e psicologico Perfect Blue; al drammatico Millennium Actress; o il dolcissimo e divertente Tokyo Godfathers; per giungere alla breve ed inquietante - tanto quanto coinvolgente - serie Paranoia Agent. Ognuno di questi, del tutto diverso nel suo genere, presenta numerosi temi ricorrenti.

Marchio di fabbrica e caratteristica dei suoi lavori è, senz’ombra di dubbio, la continua ricerca del connubio tra fantasia e realtà; tra onirico e concreto. Cresciuto, infatti, tra vecchi manga e libri, Satoshi Kon si è appassionato alla lettura fino da bambino, innamorandosi ben presto della fantascienza e trovando la sua più grande influenza nello scrittore Tsutsui Yasutaka: costui, infatti, è anche la persona che ha permesso la riuscita dell’ultima opera compiuta del regista, probabilmente la più nota; il film d’animazione Paprika. Il romanzo omonimo di Yasutaka è stato adattato e reso il film che, meglio di tutti, descrive l’incontrollabile estro del regista giapponese.


Paprika è ciò che si potrebbe definire un'autentica "esperienza sensoriale"...

Quest'imponente trasposizione cinematografica, apprezzata universalmente, ha perfino ispirato registi statunitensi di fama mondiale; sia dal punto di vista tecnico (prese di camera, colori, sonoro...), che narrativo (sceneggiatura, dialoghi). Tra questi spicca sicuramente Christopher Nolan col suo Inception, che ha ripreso in parte il tema centrale della pellicola.

Non è un caso che proprio in Paprika emerge, più di tutti, un importantissimo tassello del cinema di Kon; già intravisto in Millennium Actress e, in forma differente, in Perfect Blue: il sogno. Nonostante si mostri in forme diverse, tutte e tre le opere rappresentano la realtà onirica attraverso gli occhi di personaggi femminili: se la protagonista di Perfect Blue (Mima) vive un “incubo ad occhi aperti”, ossessionata dalla definizione della propria identità; per l’attrice al centro di Millennium Actress (Chiyoko) il sogno coincide con un vortice di ricordi e di emozioni; infine, in Paprika la dimensione onirica è il territorio in cui si districano tutte le psicopatologie umane, ed è sempre lì che si può ripristinare l’ordine.



Eppure, è sempre nel sogno che si sbrogliano numerosi altre caratteristiche del suo cinema, tutte atte ad invigorire l’idea di realtà in contrasto con l’illusione, o di individuo in relazione alla società. Paranoia Agent, tra tutte, rappresenta al meglio entrambi gli aspetti, ponendoci di fronte ad un’attenta rappresentazione della società consumistica giapponese dei primi anni 2000, dove l’immaginaria cagnolina Maromi, ideata dalla fumettista Tsukiko Sagi, è sulla bocca di tutti e diventa così importante da offuscare l’intera Tokyo. Ed è qui che, in un’isteria di massa, nascerà la figura di Shonen Bat, rappresentazione delle paure e di tutto ciò da cui i cittadini vogliono sfuggire (che sia l'amore; le perversioni; persino la morte stessa), fino a diventare, giorno dopo giorno, un essere mostruoso, alimentato dalle voci e dalla stessa paranoia degli abitanti, che arriva a distruggere tutto ciò che si trova davanti. E nel catastrofico epilogo, veniamo a conoscenza dell’infondatezza di tutto quello che abbiamo visto, complice l’infinita realtà onirica in cui Tsukiko si è rifugiata per anni.


La famigerata e angosciante ending di Paranoia Agent

È in questi assurdi scenari che Kon ci lascia spaccati della realtà sociale di tutti i giorni, dove ognuno è così impegnato a fuggire dalle preoccupazioni da rifugiarsi nei vizi più estremi, nel consumismo, nella tecnologia; un mezzo pericoloso, perfetto per nascondersi e abbandonare le proprie responsabilità. O addirittura nella menzogna; un po' come fa Gin in Tokyo Godfathers, pur di mantenere intatta la propria immagine, senza realizzare di essere un senzatetto alla pari di tanti altri; tanto quanto Hana e - in parte - la giovane Miyuki.

Tuttavia, non sarà niente di tutto ciò a garantire una possibilità di fuga dalla realtà che ci circonda, così come non saranno né la fantasia e né i sogni: aprire gli occhi al mondo reale è l’unica soluzione per una riconciliazione. E tutti i protagonisti di Kon, presto o tardi, lo riescono a comprendere, seppur in maniera un po’ brusca.

Sognare non è altro che vivere in una fantasia irrazionale, una “versione di prova” della vita, dove si può imparare ad affrontare quella reale, o restare intrappolati all’interno di quel sogno, fino a trasformarsi in un incubo. E in incubo, si sa; qualsiasi scelta è quella sbagliata...


L'engimatico corto animato Ohayo; il vero punto esclamativo a termine della filmografia di Kon

Commenti


©2020 di Remedy Lain. Creato con Wix.com

bottom of page