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Un mondo alla deriva

  • Immagine del redattore: Chopin
    Chopin
  • 26 apr 2021
  • Tempo di lettura: 5 min

(SPOILER FREE)


Premetto che questo articolo sarebbe dovuto uscire prima, ma tra università e principalmente mancanza di voglia (non sto neanche a nasconderlo, onestamente) eccoci qua, 4 mesi dopo la fine del 2020. Soltanto vedere questo numero ci porterà -probabilmente- tra qualche anno ad avere dei terribili flashback di questo periodo: tra quarantena; ospedali pieni; rivolte negli USA a seguito della morte di Floyd; l’Australia in fiamme e l'avvicinarsi di un sempre più probabile collasso climatico, è quasi come se ci approcciassimo sempre più alla fine della civiltà come la conosciamo. E se fosse davvero così?



Nel dubbio, è da questa breve e allegra riflessione riguardo l’anno passato che voglio introdurvi ad un anime che riesce a rappresentare benissimo la deriva del mondo, l’apocalisse e la fine della civiltà: Texhnolyze. C’è da fare una piccola precisazione però: se vi aspettate aerei che cadono dal cielo, tsunami che inondano città, terremoti che dividono i continenti e astronavi che prendono il volo verso nuovi pianeti prima che la terra esploda, sbagliate proprio di grosso: non è quel tipo di "apocalisse", ma tutto il contrario. In Texnholyze ci troviamo piuttosto in un mondo morente in tutti i sensi, scuro, pervaso dal nichilismo più totale, senza speranza di redenzione. L’azione c’è, i combattimenti non mancano, ma l’atmosfera che li permea li avvicina quasi all'inutilità, rendendoli scarni e privandoli della spettacolarità, in favore del realismo. Nel mondo reale, d'altronde, nessuno riuscirebbe mai ad intrattenersi con degli scontri del genere se davvero fossimo giunti alla fine, ricolmi della tristezza sconfortante della realtà che ci circonda e ci priva della motivazione e della voglia di fare. La perfetta rappresentazione che si può fare di questo scenario deriva, a mio avviso, da un frammento di una poesia di Thomas Stearns Eliot, ovvero: “This is the way the world ends, not with a Bang but a whimper.”



Ovviamente questi scenari sono ampiamente supportati e completati dallo stile grafico, dai ritmi della narrazione e dalla scrittura in toto. Neanche a farlo apposta, la mente dietro la storia ed in particolare la sceneggiatura è Chiaki J. Konaka, che, per chi non fosse informato, è stato anche sceneggiatore di Serial Experiments Lain (del quale il mio collega ha già parlato qui): non a caso gli stili di scrittura e narrazione sono particolarmente simili. Entrambi hanno un ritmo esasperatamente lento, colmo di silenzi alienanti e una trama/storia apparentemente molto complessa, che viene però riposta in secondo piano, senza mai essere svelata completamente allo spettatore; neanche sul finale, relegandola essenzialmente al ruolo di contorno e di ricettacolo per i temi che l’autore vuole trattare. Per fare un esempio, nel primo episodio di Texhnolyze sono del tutto assenti i dialoghi fino al 18esimo minuto di puntata (un po’ alla Tenshi no Tamago), in quanto il minutaggio punta tutto sulle atmosfere cruente che vengono suscitate dal setting, inasprite dai numerosi lamenti e respiri affannati, che saranno alcuni tra i pochi suoni che ci accompagneranno in questa prima presentazione. I parallelismi con Lain non si fermano qui, ma sono presenti anche nello stile generale, a partire dal character design (il quale è curato da Yoshitoshi Abe per entrambe le serie), per arrivare all’importanza che giocano i colori e gli sfondi, nonostante questi ultimi svolgano funzioni diverse nelle due serie. Infatti, mentre in Lain il colore principale è il bianco (alternato alle volte dal grigio scuro/nero), che serve a rendere ancora più alienante e a dare quel pizzico di surreale ed onirico al tutto, in Texhnolyze quello che spicca più di tutti è un giallastro spento, quasi moribondo, che sparge briciole di desolazione su tutto ciò che contorna.



Come già accennato prima, la storia è raccontata in modo per nulla diretto, quasi evasivo, nonostante la sua - a conti fatti - semplicità: ci troviamo nella città sotterranea di Lux, dove ci attende lo scenario sconfortante di una civiltà in rovina. Ed è qui che si concentra il succo e tutto ciò che quest’anime vuole far trasparire e trasmettere a chi lo guarda: gli ideali, che siano individuali o collettivi, con il quale si può affrontare il nichilismo più profondo derivante dalla fine del mondo. Non esiste un'unica risposta: ognuno trova il proprio modo di combattere tale avversità. Ovviamente, dato che è una scelta individuale, c’è anche chi decide di non combattere e di arrendersi direttamente, abbandonando definitivamente ogni speranza e rimanendo così in balia della realtà stessa; finché la fine non giunge inevitabilmente. I personaggi e le varie fazioni dell’anime possono benissimo essere visti ognuno con la propria maschera, la quale rappresenta la loro risposta al quesito fondamentale che ci pone indirettamente lo scenario: "di fronte a tutto ciò, tu come reagiresti?". Un governo che tenta di attuare i propri ideali, imprimendo indistintamente ciò che ritiene giusto e migliore per tutti; chi si oppone strenuamente a questa ideologia al potere; chi è contro il potere stesso, rappresentando un ideale da anarchico/punk; o chi si preoccupa soltanto del suo già presente benestare e cerca solamente di mantenerlo, tenendo a bada le fasce più basse di popolazione per evitare di venir soverchiato.



Il "texhnolyze". Cos'è? Poco importa per questo articolo

Accanto a queste ideologie più di massa, spiccano le individualità dei protagonisti veri e propri, che giocano il ruolo o di portatori principali delle ideologie sopra citate, o che rappresentano una nuova alternativa per affrontare il tutto. Alcuni di essi si avvicinano quasi alla rappresentazione stessa del superuomo di Nietzsche; colui che ride e fa fronte al caos della realtà postagli dinanzi. Personaggi che sprizzano vitalità, voglia di vivere ed una forza sovrumana, nonostante non abbiano un vero e proprio motivo per farlo ed anzi; sono proprio alla ricerca di questo, cambiando costantemente direzione, fallendo ogni volta ma comunque perseverando nella ricerca, nonostante tutte le avversità. Per altri invece è proprio la vitalità la risposta, completamente fine a sé stessa, facendo ricadere il senso della vita nella medesima vita e non in un eventuale futuro che andrà ricercato; bensì nel presente che stiamo già vivendo. Non manca poi chi cerca di distruggerlo questo presente, andando oltre la morale comune, tentando di costruire una nuova realtà; come una sorta di evoluzione naturale dell’uomo (quasi come un vero e proprio Third Impact). Infine è presente un tema più peculiare, che in realtà passa un po’ in sordina rispetto al resto; ovvero quello di chi si ritrova di fronte ad un destino già stabilito, un fato ineluttabile, e tenta con tutte le forze di aggrapparsi ad una qualche certezza; prima che questa sorte faccia il suo corso.


In questo teatro di lotta al nichilismo, non c’è nessun vincitore; non traspare nessuna morale assoluta; non si traggono risposte ai quesiti posti, ma rimane tutto in mano allo spettatore: spetta a lui adesso scegliere come comportarsi, se essere vittima di un nichilismo passivo, o far fronte alla realtà che gli viene posta davanti e scegliere in che modo farlo. D'altronde ho sempre pensato che attraverso questo tipo di media si possa quasi sempre cogliere un'opportunità per crescere, per comprendere meglio qualcosa su sé stessi o semplicemente porsi nuovi quesiti sui quali riflettere in maniera più approfondita di quanto non si abbia mai già fatto. Nonostante i temi trattati non siano tra i più allegri che possiate trovare in giro, una sana dose di depressione e annichilimento - soprattutto di questi tempi - non può che fare del bene, no?

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