25 dischi per riassumere il 2022
- Kitsune

- 30 apr 2023
- Tempo di lettura: 12 min
Aggiornamento: 10 dic 2024
Ben ritrovati a tutti con l’ormai abitua-nnuale riassunto musicale dell’anno appena (“appena” si fa per dire, visti i tempi biblici che impiego prima della pubblicazione dell’articolo…) terminato!
Ormai unico spiraglio di attività da queste parti (sebbene, anche grazie al recente Underground Railroad, io stia cercando di rimediare…), la rubrica dei “25 dischi per riassumere…” è sempre un momento speciale. Sia per mettermi al lavoro su un pezzo di scrittura impegnativo, ma gratificante; sia per ravvivare un po’ il blog e fare mente locale su gran parte della musica pubblicata nei 12 mesi da poco intercorsi. Come già accennavo lo scorso anno, tutto ciò che c’è da sapere di più su questa serie di articoli la trovate nell’edizione del 2020, il “capostipite” di quella che ormai è diventata una semi-rubrica a tutti gli effetti. Oltre ad aver spiegato ogni cosa esaustivamente nell’introduzione, infatti, ho anche parlato del metodo di lavoro che c’è dietro questo pagellone annuale e il conseguente motivo del ritardo nel consegnarlo. Tutte cose che non è necessario ribadire e che trovate lì, qualora siate nuovi di queste parti, o semplicemente non ricordaste. In ogni caso, un incipit rapidissimo solo per non lasciarvi disorientati:
In quest’edizione, il nostro protagonista sarà il 2022 e, come da titolo, ho scelto 25 dischi usciti nel corso dell’anno in questione che ho apprezzato particolarmente e di cui vi parlerò brevemente; per consentirvi di scoprire tanta nuova musica interessante (qualora non la conosceste), o per ripercorrere un po’ quella già ascoltata (qualora la conosceste di già). No, non si tratterà di lunghe recensioni e no, non si tratterà neanche di una classifica: sarà, piuttosto, una selezione di opere di ogni genere; riassunte in brevi paragrafi, allo scopo di rendere la lettura più scorrevole e fluida possibile. I 25 album non saranno suddivisi in posizioni proprio per evitare la solita graduatoria “dal migliore al peggiore”; saranno posti tutti sullo stesso piano, ma presentati in 3 diverse categorie:
STELLARE = 10 dischi di ottimo livello che, pur senza gridare al miracolo, ho trovato assolutamente eccezionali da ascoltare.
SORPRESA = 10 dischi che – ma va – mi hanno sorpreso. Siano artisti/band a me sconosciute e da poco scoperte, siano anche soliti noti che mi hanno lasciato più colpito del consueto.
ESSENZIALE = non necessariamente i 5 dischi “migliori”, ma certamente quelli che ho più ascoltato e che reputo dovrebbero soddisfare un po' tutti.
E questo è quanto, non vi serve sapere altro (toh, se proprio voleste strafare, potreste leggere o rileggere le due edizioni precedenti...). Terminati i preamboli, direi che non ho più nient’altro da aggiungere. Lascio spazio agli apripista, coloro che - tra l'altro - chiudevano la precedente edizione. Parlo dei…
betcover!! – Tamago
Prontamente tornati in studio di registrazione, i giapponesi betcover!! danno alle stampe una quarta prova discografica coi fiocchi: “Bigger is better” è certamente la filosofia di Tamago; un lavoro che espande la follia musicale di una fra le band più originali di questo decennio. Complesso e missato magnificamente, lo stile della band si fa ancor più maturo e denso di piacevoli sottotrame lo-fi rock, jazz, punk e funky. Un’opera da capogiro, obbligatoria per i ciechi sostenitori della tesi “la musica morta dagli anni 19xx”…
(STELLARE)
Suede – Autofiction
Più attesa che mai, la quarta fatica post-reunion firmata Suede è la prova definitiva del ritrovato tocco di mida di Brett Anderson & soci: con Autofiction, la band abbraccia le vie del post-punk e del rock gotico, coscientemente amalgamate all’eredità – e maturità – musicale costruita nel corso degli anni. Dai fasti dei The Sound e dei Modern English, pur mantenendo intatta l’unicità che da sempre li contraddistingue, i Suede si reinventano mirabilmente e senza strafare.
(STELLARE)
All Them Witches – Baker’s Dozen
Più un “progetto” nel vero senso del termine, che un disco in sé, Baker’s Dozen riunisce i 13 singoli digitali pubblicati mensilmente dagli All Them Witches nel corso del 2022. Ciò che ne deriva è un’opera sbalorditiva, caratterizzata dalla grandiosità di arrangiamenti ipnotici giustapposti alla potenza furiosa di un hard rock grezzo, sporco e cadenzato. I crescendo sempre maestosi e l'infinita varietà del materiale composto, rendono Baker’s Dozen la prova più completa della band finora.
(STELLARE)
Shintaro Sakamoto – Like A Fable
Un interprete del cantautorato in ogni sua forma, Shintaro Sakamoto (ex-Yura Yura Teikoku) è fra le figure più leggendarie del rock giapponese. A distanza di ben 6 anni dal precedente full-lenght, sopraggiunge lo spettacolare Like A Fable, un disco che rinvigorisce la penna dell’autore e sfoggia tanta rinnovata energia creativa. Dalle ballate lisergiche, ai valzer calipso e le tinte jazzate, Shintaro fa nuovamente centro con un lavoro sentito e curato nei minimi dettagli.
(STELLARE)
Tomita Lab – 7+
Nuovo traguardo in studio per l’eclettico DJ giapponese Tomita Lab, 7+ è una vera e propria pista da ballo per tutti i numerosi ospiti che vi hanno preso parte. Sempre brioso ed eterogeneo, il disco vanta l’apporto di nomi quali Haruomi Hosono e AAAMYYY (dei Tempalay) che vanno ad aggiungersi ad un già ricchissimo soppalco di funk, library music, elettronica downtempo e chi più ne ha, più ne metta. Rilassante da un lato, adrenalinico ed energico dall’altro; 7+ è un disco divertente ed ispirato.
(STELLARE)
Lonely Robot – A Model Life
Accolto tiepidamente e bollato come disco di manovalanza, il quinto album di Lonely Robot è certamente un lavoro incompreso: A Model Life è tra le prove più mature pubblicate da John Mitchell in anni di carriera – solista e band comprese. Mitigando le caratteristiche più tipicamente prog, infatti, il musicista si focalizza su uno stile di space/art rock “cantautorale” personale e intimista, nel quale la cura rivolta verso testi, melodie e arrangiamenti è encomiabile. Un disco ispirato, sfaccettato e toccante, che emoziona persino nei momenti più impensabili.
(STELLARE)
The Afghan Whigs – How Do You Burn?
Il terzo album di reunion dei leggendari Afghan Whigs è tutto ciò che di meglio si possa chiedere alle divinità del rock alternativo americano: dall'incalzante sezione ritmica, ai possenti riff di chitarra elettrica, senza tralasciare le ballate oblique e melodiose; il tutto ornato dal talento canoro del mitico Greg Dulli e dei suoi imprevedibili voli pindarici. Il livello qualitativo di How Do You Burn è superlativo, e l’album è il perfetto punto di incontro tra esigenze di svecchiamento e la familiarità di territori sonori più classici.
(STELLARE)
Motorpsycho – Ancient Astronauts
Non battono MAI la fiacca, eppure pubblicano lavori eccezionali annualmente. Di chi parlo? Ma naturalmente dei Motorpsycho! Anche stavolta, Ancient Astronauts è un tassello imprescindibile nella discografia del combo norvegese. Gli ingredienti alla base del disco non variano radicalmente dall’abituale; a variare, principalmente, sono le modalità e i colori dell’opera: più viscerale che mai, l’album è un sinergico tour de force di stoner rock, dub e avanguardismo; riassumibile in ciò che definirei un autentico viaggio celestiale.
(STELLARE)
Archive – Call to Arms & Angels
Finalmente in studio dopo una manciata di anni di silenzio, i poliedrici Archive tornano ad emozionare come soltanto loro sanno fare. Call To Arms & Angels, doppio album e pregevolissima rock opera, anche senza sovvertire totalmente il linguaggio art rock/pop che la band padroneggia ormai da decenni, fa della varietà la parola chiave: legati fra loro a mo’ di suite, gli sfaccettati brani del disco danno vita ad un pittoresco trip dell’animo umano; introspettivo e tormentato, ma mai stucchevole.
(STELLARE)
Porcupine Tree – CLOSURE / CONTINUATION
Una reunion attesissima e bramata per anni, Steven Wilson e 2/3 della formazione classica dei Porcupine Tree tornano in studio per donarci il primo, vero successore di The Incident. CLOSURE / CONTINUATION riprende esattamente da dove si interruppe la band un quindicennio fa; dieci brani che racchiudono la dolcezza delle ballate midtempo, la violenza dell’hard rock, digressioni ambient, vocals tenaci e quel tocco di stravaganza prog rock anni ’70 di contorno. Tutto il meglio della seconda metà di carriera dei PT è qui, in un disco inquadrato ma sensazionale.
(STELLARE)
The Mars Volta – The Mars Volta
Un’altra ambitissima reunion, Cedric e Omar tornano e spiazzano tutti con un self-titled controcorrente persino per gli standard del fu De-loused: The Mars Volta si discosta totalmente dalla parvenza di complessità da sempre attribuita alla band, in favore di un art pop/rock jazzato e funky, dalle sfumature latineggianti. A farla da padrona è la forma-canzone, che rende il disco sempre scorrevole pur senza rinunciare a idee più spericolate o sperimentali. Un lavoro strepitoso e che lascia intravedere l’inizio di una nuova età dell’oro per il duo.
(SORPRESA)
Dhidalah – Sensoria
Il krautrock è morto, lunga vita al krautrock! Se c’è una cosa che non manca ai giapponesi, questa è certamente la devozione verso il progressive rock, e i Dhidalah non ne fanno mistero: Sensoria, terza prova della band, è un’esplosione di revivalismo sentito e mai inautentico, che ripercorre tutto il meglio del krautrock più chitarristico; ammodernato quanto basta per non risultare datato. Una tempesta di caos e psichedelia da togliere il fiato; un disco tecnicamente ineccepibile.
(SORPRESA)
Elephant Gym – Dreams
È innegabile che con gli anni il math rock si sia ritrovato a fare i conti con la nomea di “genere ripetitivo”. Fortunatamente, in circolazione ci sono band come gli Elephant Gym, che smentiscono ampiamente il suddetto luogo comune: un disco come Dreams, infatti, è la definizione da manuale di “rivoluzionario”. Oltre che espandere il genere in sé, incorporando le più disparate influenze (classica, hip-hop, elettronica…), l’album vanta l’immenso pregio di risultare scorrevole nella sua sperimentalità e diversità. Visionario e a regola d’arte, un album da incornciare.
(SORPRESA)
Rhabdomantic Orchestra – Almagre
Uno dei dischi più assurdi di tutto il 2022, Almagre degli italiani(!) Rhambdomantic Orchestra è – a voler rendere le cose semplici – pura “psichedelia occulta”. A voler essere più specifici, invece, bisognerebbe inventare nuovi vocaboli: è tutto così ben amalgamato, da rendere complesso persino comprendere cosa si stia ascoltando. Afrobeat, vocals esotiche, atmosfere darkwave, trame d’elettronica minimale, fiati e strumenti elettrici in perfetta simbiosi; tutto si sposa in armonia, rendendo Almagre un lavoro da estasi mistica.
(SORPRESA)
Bubblemath – Turf Ascension
Quando si parla di distanze decennali tra un disco e l’altro, i Bubblemath non sono secondi a nessuno (no, neanche ai Tool), con ben 16(!) anni di distacco fra esordio e secondo album. Il terzo ne impiega “solo” 5 per venire alla luce: Turf Ascension è l’eccellenza progressive rock che manca di questi tempi; quel connubio tra avanguardia arzigogolata e ricercatezza melodica che poche band sono in grado di raggiungere. Un disco variegato e senza eguali, inverosimilmente tortuoso, ma sempre gratificante nella sua complessità.
(SORPRESA)
Boris – Heavy Rocks (2022); W
Non uno, ma ben DUE album dei Boris?! Anche se detesto le derive harsh noise del trio giapponese, la doppietta di album targati 2022 è un atto di amore verso tutti coloro che apprezzano esclusivamente il lato più musicale della band. Dalla tamarraggine hard rock/sludge metal del terzo Heavy Rocks, alle magnetiche derive drone/avant-garde minimalista di W, entrambi gli LP sfoggiano una diversità tale da accontentare ogni palato. C'è voluto un po', ma alla fine anche i Boris hanno messo a segno un colpo non indifferente…
(SORPRESA)
Adrian Quesada – Boleros Psicodélicos
Una sorpresa sotto ogni punto di vista, Boleros Psicodélicos del talentuoso tuttofare Adrian Quesada è un tuffo nella canzone tradizionale spagnola – il bolero; sapientemente reinterpretata e svecchiata. Pieno zeppo di ospiti (tra tutti anche il grande Marc Ribot), l’album pianta le proprie radici a metà tra il rock latino e un certo pop jazzato e lisergico, in una serie di brani screziati e dai risvolti sempre inaspettati. Un disco passato ingiustamente in sordina, ma che meriterebbe molto di più.
(SORPRESA)
Crippled Black Phoenix – Banefyre
Fra le band più innovative del panorama post-rock, i Crippled Black Phoenix tornano sulle scene con un doppio album intrepido persino per i loro indefinibili standard. Più avanguardistico e gotico rispetto al passato, Banefyre è un'oscura e tempestosa traversata, travolgente oltre ogni limite. Gli splendidi intrecci vocali maschili e femminili, così come l'avvicendarsi tra digressioni più dinamiche e atmosfere più placate, rendono entrambe le metà stupefacenti e mai scontate. Catartico ed emozionante; un vero e proprio maremoto musicale.
(SORPRESA)
what is your name? – the now now and never
Un progetto musicale solista avvolto un po’ nel mistero, quello di what is your name? (anche noto col suo alias 2 0 2 1) è un debutto unico nel suo genere; un ricchissimo bricolage di elettronica, shoegaze, indie rock, glitch e noise pop che, pur senza una parola, riscalda e allieta lo spirito. the now now and never è un’avventura sonora fluviale; un esordio indipendente che ci mette il cuore e fa le cose in modo sempre originale ed estroso, senza sfigurare di fronte a produzioni ben più conosciute.
(SORPRESA)
Cave In – Heavy Pendulum
Heavy Pendulum rappresenta un nuovo inizio per i grandi Cave In: accantonate le formule più rockeggianti del lavoro precedente, la band statunitense tenta un approccio più vicino allo sludge e lo stoner metal, ma in un’interpretazione più innovativa e fresca che mai. Ogni brano del disco, infatti, rimescola un po’ le carte e approccia nuove strade; tra cavalcate spaziali e atmosferiche, sprazzi di prog e psichedelia, vocals e assoli passionali, titanici riff chitarristici, ruggiti vocali alla Mastodon e tanto, tanto altro. Un disco straordinario, in cui non manca proprio nulla.
(SORPRESA)
Yaya Kim – A.K.A. Yaya
Se già di per sé è raro sentire di un “triplo album”, oggigiorno; ciò che è ancor più raro è un triplo album perfetto e privo di riempitivi. A.K.A. Yaya, incredibile ma vero, lo è in tutto e per tutto: interamente scritto, suonato e prodotto dalla talentuosissima cantante coreana Yaya Kim, il disco è una lettera d’amore rivolta alla musica in ogni sua forma. Blues rock, art pop, soul, funk, world music, acid jazz, perfino il tango: A.K.A. Yaya è un lavoro in stato di forma, audace e rifinito in ogni minimo particolare; pur senza mai risultare meccanico o pretenzioso. Una vera e propria opera magna.
(ESSENZIALE)
iNFiNiEN – Beyond the Veil
Relativamente “nuovi” nella scena prog rock contemporanea, ma di già rivoluzionari, gli iNFiNiEN mettono tutti a tacere con un disco a dir poco strabiliante: senza rifarsi ai classici giganti del genere in questione, il rock progressivo di Beyond the Veil è fresco e personale, e le composizioni sempre cangianti. Dai ritmi balcanici/world music, agli intrecci chitarristici avant-rock e le vocals trip hop, gli iNFiNiEN pubblicano un terzo album perfetto sotto ogni punto di vista.
(ESSENZIALE)
Weyes Blood – And In the Darkness, Hearts Aglow
Il nuovo album della geniale Weyes Blood è un lavoro incomparabile: abbandonandosi anima e corpo nel gospel più surreale, la nostra tratteggia un dipinto dalle tinte soavi e tenui come la luce dell’alba. Dolcissimo, scritto divinamente, originale (pur attingendo in parte dal lato più soft della musica anni ’70), pregno di potenza emotiva e spirituale; un disco splendido e malinconico. Di pop – non underground – così bello ce n’è centellinato, perciò vi consiglierei di approfittarne…
(ESSENZIALE)
Elder – Innate Passage
Capostipiti dello stoner rock/heavy psych ormai da anni a questa parte, gli Elder tornano con quello che – senza troppi giri di parole – è il picco della loro carriera: Innate Passage perfeziona tutto il meglio offerto dalla band finora; dalle cavalcate monolitiche e i riff taglienti come lame, alle vocals più armoniose e misticheggianti che mai. Una scultura monumentale; imponente nella forma, ma più raffinata che mai nell’anima.
(ESSENZIALE)
King Gizzard & The Lizard Wizard – Ice, Death, Planets, Lungs, Mushroom And Lava
(… e tanto altro ancora…)
La storia si ripete, con i King Gizzard che pubblicano 5 dischi* in un anno e tutti inaspettatamente stupendi. In particolar modo, l’epopea di titolo che risponde al nome di IDPLMAL è probabilmente il capolavoro definitivo (per ora, si intende…) della band, nel quale il lato più ambizioso e intricato prende il sopravvento in una serie di lunghissimi brani a metà tra jam e composizione scritta; senza tralasciare il bagaglio di influenze acid rock, garage e jazz/funk che da sempre li contraddistingue. Un disco immenso, di quelli che servono e non stancano mai.
(ESSENZIALE)
(*Tutti brillanti, ma vi invito a prestare particolare attenzione - oltre che al summenzionato - al krautrock-issimo Laminated Denim, e il folle Omnium Gatherum...)
Carissimi! Anche questa è fatta! Non posso negare che quest’anno – per qualche motivo – selezionare le 25 uscite sia stato più complicato rispetto alle due edizioni precedenti (e, detto tra noi, anche scrivere e riassumerle tutte in poche parole...); non avendo trovato inizialmente molti dischi che mi soddisfacessero. Scavando e scavando, però, alla fine di bella musica ne ho trovata anche troppa...
Non posso negare, infatti, che dei 3 episodi pubblicati finora, questo nella fattispecie presenti un cospicuo numero di album che mi hanno fatto letteralmente impazzire! Dunque, se da una parte la lavorazione è stata la più travagliata, dall’altra spero che potrete godervi tutta la musica presentata tanto quanto l'ho adorata io.
Come sempre, qui di seguito la playlist spotify coi 25 (26) dischi presenti nell’articolo + un’altra venticinquina di miei preferiti che per motivi di numero e/o preferenze non ho inserito nel presente elenco (naturalmente, come per gli anni passati, è in aggiornamento finché non avrò stilato la lista completa e terminata).
E di nuovo, come sempre, un EP uscito nel 2022 che ho particolarmente apprezzato (non l'ho mai specificato, ma gli ultimi 10 posti della playlist - e vale anche per gli scorsi anni - sono il resto dei miei EP preferiti pubblicati durante l'anno).
Grazie se siete giunti fin qui e spero siate rimasti soddisfatti (se così non fosse, sarò lieto di risolvere la disputa su un ring...) e alla prossima!




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